DATASHEET
- Produttore
- Nintendo
- Sviluppatore
- Level 5
- Genere
- Sportivo
- Distributore Italiano
- Nintendo Italia
- Data di uscita
- 27/9/2013
LATI POSITIVI
- Incontri davvero spettacolari
- Filmati di altissima qualità
- Localizzazione e doppiaggio impeccabili
LATI NEGATIVI
- Trama decisamente già sentita
- Difficoltà tarata un po' troppo verso il basso
- A tratti eccessivamente prolisso
HARDWARE
Inazuma Eleven 3 è un'esclusiva Nintendo 3DS. Il gioco è disponibile sia su cartuccia sia in versione digitale acquistabile su eShop. Quest'ultima necessità di 13.218 blocchi di memoria liberi.
MULTIPLAYER
Nessuna modalità multiplayer è disponibile. Tuttavia è possibile scambiare personaggi e oggetti tra le due versioni del gioco, cioè la Lampo Folgorante e la Fuoco Esplosivo, facendo comunicare su rete locale due console 3DS.
Torna il "calcio dei vecchi tempi"
Level 5 porta su 3DS il terzo capitolo dello spettacolare JRPG a sfondo calcistico.
Parlare di Inazuma Eleven senza riesumare dal cassetto dei ricordi d'infanzia i pomeriggi spesi nell'attesa che Holly raggiungesse la vetta dell'impervia cima su cui era adagiato il locale campetto e lasciasse partire uno dei suoi consueti missili ovoidali verso la porta avversaria è impresa impossibile. D'altro canto, il titolo di Level 5 che innesta velleità calcistiche in un gioco di ruolo nasce proprio con la nemmeno troppo celata intenzione di colmare il vuoto lasciato dall'ormai invecchiato Capitan Tsubasa, replicando e aggiornando gli elementi cardine della sua leggendaria saga calcistica amata e celbrata ben oltre i confini del Giappone. L'operazione è partita con un videogioco, Inazuma Leven pubblicato nel 2008 in Giappone, ma ha presto ampliato la sua portata...
Conquistare il cuore degli orfani di Hutton e Lenders seducendoli con un gioco portatile non è stato poi così complicato: i titoli dedicati ad Holly & Benji risalgono quasi tutti a una diversa epoca videoludica, e la loro fattura non li ha certo aiutati nel processo di invecchiamento. L'operazione, certamente studiata a tavolino e favorita indiscutibilmente anche dalla diffusione di Nintendo DS tra le fasce più giovani della popolazione di videogiocatori nella terra del Sol Levante, ha saputo tuttavia stuzzicare le corde giuste nei giovani virgulti giapponesi, con ogni probabilità le stesse che spingevano noi a passare l'ora del tè incollati davanti alla TV un paio di decenni. Il successo è arrivato come previsto, e con lui una trasposizione anime, manga e film, l'inevitabile seguito e addirittura un terzo capitolo.
Replicando esattamente il percorso del suo illustre ispiratore, la popolarità di Inazuma Eleven ha tracimato fino in Europa, arrivando dalle nostre parti nel 2010 con un'invasione perfettamente pianificata, un attacco coordinato su console, televisione ed edicole, trovando terreno equamente fertile tra i giovani europei. Con un sostanziale ritardo cartoni e videogiochi hanno riempito i pomeriggi degli adolescenti, cancellando in un lampo ogni vago di ricordo di quel vecchio cartone anni '80 per sostituirlo con una nuova generazione di calciatori superdotati – in termini calcistici si intende – e muniti dell'immancabile cresta.
FUORIGIOCO IN 3D? NO, IL CONTRARIO.
Benché il terzo e per ora ultimo capitolo della saga sia uscito in territorio giapponese su Nintendo DS nel 2010, la versione europea approderà nei nostri negozi solo in questi giorni. Non si tratterà però di una semplice conversione, bensì di un porting per 3DS; secondo alcuni rumour il medesimo destino avrebbe dovuto toccare anche i primi due capitoli della saga, ma gli appassionati delle gesta di Mark Evans dovranno per ora accontentarsi di questo terzo inedito capitolo. Il dirottamento sulla piattaforme più recente è da collegarsi più al potenziale commerciale che a quello tecnico della console portatile Nintendo. Il gioco infatti utilizza lo schermo superiore esclusivamente per mostrare la mini-mappa nelle fase esplorative e il tabellone col punteggio, in rigoroso 2D tra l'altro, mentre i filmati e la visualizzazione delle partite sui campi erbosi – elementi decisamente più spettacolari - sono rilegati sullo schermo inferiore.
Il gioco si divide infatti in tre componenti: una narrativa affidata a frequenti filmati, di qualità pari a quelli del cartone televisivo e tutti doppiati in italiano, una esplorativa, in cui il gioco assomiglia a un classico JRPG, e infine una sportiva, interpretata ovviamente attraverso la lente dell'esagerazione portando a conseguenze estreme l'improbabile rappresentazione calcistica azzardata dalle avventure di Olivier Hutton.
Il momento più atteso, ovviamente, è quello degli scontri sul campo, ma la loro presenza pare centellinata nel corso dell'avventura, almeno per quanto riguarda le partite 11 vs 11. I 4 vs 4 invece sono piuttosto frequenti e svolgono sostanzialmente la funzione degli incontri casuali negli altri JRPG. L'attesa vale comunque la candela poiché l'originale riduzione ruolistica di una partita di pallone concepita da Level 5 continua a trasmettere un livello di esaltazione non lontano da quello di giochi prettamente sportivi. Nel caso non abbiate mai visto un titolo della saga, bisogna partire dal presupposto che tutti gli uomini in campo sono sotto il controllo del giocatore che ne deciderà i movimenti disegnando traiettorie sullo schermo col pennino ed eseguendo con un tap tiri e passaggi, il tutto mentre si prova a cestire la ristretta inquadratura usando la leva analogica di sinistra. Se questi aspetti sono lasciati alla manualità del giocatore, il discorso cambia nel momento in cui due avversario si affrontano. Le sorti di un dribbling o di un tiro dipendono infatti dal confronto diretto tra i parametri dei due uomini che si affrontano e dalle loro abilità speciali.
TIRO DEL PINGUINO!
Ebbene sì, l'ala che punta il suo diretto marcatore può divincolarsi con una finta, uno scatto oppure (con abbastanza punti) smaterializzarsi e ricomparire alle spalle dell'avversario e continuare la sua fuga verso la rete: a quel punto, perché optare per un semplice tiro quando si può eseguire un colpo potenziato dalla forza di un drago o da una pioggia di pinguini?! Il tiro della tigre di Lenders è ormai roba da femminucce, Inazuma Eleven amplifica all'ennesima potente la tamarrigine visuale che è possibile concepire per una partita di pallone tra ragazzini delle medie, sfoderando colpi mistici da far impallidire l'ingenua catapulta dei gemelli Derrick. Chi ha stabilito poi che gli effetti speciali debbano applicarsi solo agli attaccanti? Anche i gregari vogliono il loro momento di celebrità, e francamente è difficile non notare un robusto difensore sulla sommità di una muraglia alta quattro metri eretta per fermare un contropiede. Per premiare la spettacolarità, in questi momenti il gioco abbandona la sobria visuale dall'alto sul terreno di gioco per mostrarci in un tripudio di poligoni e colori le gesta dei nostri fuoriclasse. In realtà, i poligoni non sono poi molti e gli annetti sul groppone del motore di gioco si intravedono tutti, ma tenendo conto della concitazione del momento queste brevi cut-scene poligonali riescono comunque a esaltare.
Come già detto, le partite sono solo l'apice di un racconto che si svolge per lo più fuori dal terreno di gioco. A Mark e il suo gruppetto di amici è infatti richiesto lo svolgimento di alcuni piccoli compiti, che spesso si limitano a incontrare tizio in una determinata location o a trasferirsi da un punto A a un punto B per essere sfidati da qualcun altro durante il tragitto. In questi frangenti gli sprite di Mark e dei compagni si aggirano in una riproduzione cittadina poligonale, purtroppo piuttosto spoglia e anonima, costellata da tanti NPC che fremono per snocciolare le innumerevoli righe di dialogo perfettamente adattate – e in alcuni casi addirittura doppiate – nel nostro idioma. Il ritmo forsennato a cui il gioco schizza nelle frenetiche partite ha come contraltare il lento incedere di queste fasi, necessarie alla costruzione di personaggi solidi e bilanciati da schierare nella propria formazione, ma forse un po' troppo piatte.
CITAZIONISMO GENERAZIONALE
Nulla di negativo invece si può dire sull'impianto narrativo del titolo, se non una certa sensazione di già visto nel nocciolo centrale della trama. Lo spunto da cui prendono il via gli eventi di Inazuma Eleven 3 è la convocazione di un torneo internazionale che vedrà opporsi le formazioni giovanili delle diverse nazioni sparse sul globo. Come da tradizione i team nazionali saranno composti da giovani provenienti da squadre rivale, scatenando inevitabili rivalità e facendo emergere inattese amicizie. Come è lecito aspettarsi, la storyline – che ci sembra di aver già sentito da qualche parte - pesca a piene mani dalla continuity della serie e non mancano riferimenti agli eventi passati, come l'invasione aliena (!!) affrontata a pallonate nel precedente capitolo, anche se l'abbondanza di dialoghi è tale da fornire più di una delucidazione su quanto successo in precedenza al fine di far sentire a proprio agio chiunque si affacciasse per la primissima volta sull'universo di Inazuma Eleven. Filmati e intermezzi sono decisamente frequenti, ma la loro altissima qualità non fa rimpiangere i diversi minuti passati a osservare lo schermo senza muovere un singolo dito.
Quanti di voi invece possono vantare una certa confidenza con il gioco di ruolo calcistico targato Level 5 si staranno forse chiedendo dove si trovino le novità di questo terzo capitolo. Grosso modo le avete già lette tutte, tranne una: sulla falsariga di quanto avviene da tempo per il franchise dei Pokémon, il titolo sarà infatti commercializzato in due versioni, Lampo Folgorante e Fuoco Esplosivo, che si differenzieranno per oggetti e contenuti esclusivi, scambiali tramite Wi-Fi facendo comunicare tra loro due console Nintendo 3DS. Per il resto la formula che tanto successo ha riscosso tra i giovani giocatori di mezzo mondo è stata innestata su un nuova trama e arricchita di nuovi spettacolari colpi speciali e personaggi. Come recita una delle più note e famose regole non scritte del gioco del calcio, "squadra che vince non si cambia".
VOTO
Benché Inazuma Eleven sia un gioco evidentemente pensato per un target piuttosto giovane, Level 5 non ha di certo abusato dell'ingenuità del suo pubblico. II titolo è curato in ogni dettaglio, anzi forse proprio in virtù della precisione che i più giovane pretendendo quando si tratta dei loro idoli, il gioco sfoggia filmati di qualità pari a quella dell'anime trasmesso in TV e un doppiaggio inappuntabile. Un livello di difficoltà tarato verso il basso e una certa tendenza a ripetere senza sostanziali novità le meccaniche dei precedenti capitoli vanno anch'essi letti in quest'ottica. Si tratta di difetti che, pur facendo parte delle impianto ludico che ha sancito il successo della saga, alla lunga potrebbero scoraggiare il giocatore più smaliziato.
Nessun commento:
Posta un commento