DATASHEET
- Sviluppatore
- Double Fine Productions
- Genere
- Avventura
LATI POSITIVI
- Tema per nulla banale.
- Visivamente sublime.
- Un quadro surrealista in movimento.
- Comoda la possibilità di alternarsi tra i due protagonisti.
- Naturale evoluzione dello stile Lucas.
LATI NEGATIVI
- Avventura non eccessivamente lunga.
- Gli enigmi logici per alcuini risulteranno semplici.
HARDWARE
Broken Age è disponibile dal 28 gennaio e richiede circa 1.5 GB di spazio libero su disco.
MULTIPLAYER
L'avventura di Tim Schafer non offre alcuna modalità multiplayer.
L'era delle avventure grafiche non è finita
Tim Schafer torna al punta & clicca con un progetto finanziato grazie a Kickstarter.
Se oggi Kickstarter è sinonimo di un nuovo modo di fare videogiochi, in cui idee e autori si sottopongono direttamente e volontariamente al giudizio (economico) preliminare del loro pubblico, buona parte del merito lo si deve al team Double Fine Productions e al loro generico Adventure divenuto in seguito Broken Age. Pare strano visto si parla di eventi risalenti a non più di due anni fa, ma allora il crowdfunding era ancora un termine ignoto alla stragrande maggioranza dei videogiocatori e Tim Schafer, il papà di Monkey Island e di molti altri indimenticabili titoli targati Lucas Arts, non firmava un'avventura grafica dai tempi di un certo Grim Fandango, datato 1998.
Oggi il nome Kickstarter e il crowdfunding non sono più un progetto e un termine esotico, ma una realtà a cui si deve l'esistenza – tra le altre cose - di parecchi titoli interessanti approdati sulle nostre console e PC, folta e apprezzabile schiera a cui di recente si è infine aggiunto il primo atto di Broken Age.
Nato dall'immediata comunione di intenti tra il maestro delle avventure punta-e-clicca e la pioggia di denaro sonante rovesciategli addosso dal suo nostalgico pubblico adorante, Broken Age avrebbe tranquillamente potuto aggrapparsi a un comodo effetto retrò per vincere senza particolare sforzi e difficoltà la propria sfida e garantirsi una giubilosa approvazione da parte del suo pubblico finanziante. Probabilmente, è proprio per questo motivo che Tim Schafer ha deciso di porre l'asticella su un altro livello, accompagnando i sostenitori verso questo traguardo con un documentario in più parti diffuso durante i due anni di sviluppo che ha fornito testimonianze puntuali sulla direzione dei lavori.
UN INCROCIO DI DESTINI, UNA STRANA STORIA
L'impatto principale con Broken Age è al contempo familiare eppure straniante. La reazione naturale porta a credere di trovarsi di fronte alla tappa più naturale del percorso evolutivo delle avventure grafiche di matrice Lucas Arts, peccato che quel discorso si sia interrotto bruscamente oltre 15 anni fa. Come se nel frattempo le avventure grafiche non fossero morte e risorte, basta trovarsi di fronte al font dei sottotitoli per percorrere al galoppo il viaggio a ritroso nel tempo e sentirsi a proprio agio in un luogo che forse non si frequentava da tempo, che nel frattempo si è evoluto – i toni, lo stile e l'estetica sono lì a testimoniarlo – e ha mutato forma, ma dove nonostante tutto ci si sente ancora confortevolmente come a casa.
Il primo atto di Broken Age è un doppio racconto la cui natura duale è messa subito in chiaro fin dalla prima schermata, che presenta specularmente i due protagonisti. Da un lato Vella, risoluta adolescente che non ha nessuna intenzione di accettare passivamente il destino di vittima sacrificale per un mostro marino con troppi occhi cucitole addosso; dall'altro c'è Shay, apparentemente unico essere animato di un'astronave futuribile in cui la madre/computer-di-bordo gli ha cucito addosso un'esistenza molto ripetitiva e depurata da ogni tipo di pericolo.
UNIVERSALITÀ DIAMETRALMENTE OPPOSTE
Seppur condite da ironia, citazioni e giochi di parole, le vicende di Vella e Shay non riprendono esattamente il registro narrativo delle vecchie avventure Lucas. Sotto uno stile narrativo volutamente leggero affiora una trattazione per nulla scanzonata né superficiale con le sue lotte, la ricerca della responsabilità e la volontà di correre i propri rischi uscendo dai sentieri tracciati da altri. Temi così universali da risultare applicabili anche a due destini diametralmente come quello di una ragazza mandata a morire alla famiglia festante e quello di un ragazzo custodito sotto una campana di vetro da un software con vocazioni materne.
L'abilità nella scrittura di Schafer, che per nostra fortuna è rimasta immutata nel tempo, riesce a coniugare con totale naturalezza questi due aspetti della storia facendo balenare scampoli di agrodolce riflessione nei due adolescenti mentre si muovono tra figure che oscillano di continuo tra il poetico e il grottesco, il tragico inconsapevole e il trascuratamente frivolo all'interno di un quadro surrealista in movimento. Non mancano infatti le strambe figure di contorno, vero marchio di fabbrico della poetica di Schafer, tra boscaioli timorosi degli alberi santoni ciarlataneschi che vivo letteralmente tra le nuvole, per altro doppiati da grandi nomi di Hollywood – da Elijah Wood a Jack Black – grazie al profluvio di dollari piovuto sulla campagna Kickstarter.
MORBIDE PENNELLATE
A contribuire al clima onirico che si respira per tutto il corso dell'avventura, su cui aleggia però una perenne sensazione di drammaticità incombente, interviene la solita, encomiabile direzione artistica che poggia su uno stile visuale fatto di pennellate e colori che paiono usciti da un film di Wes Anderson, accompagnati da una colonna sonora in cui gli archi alternano momenti solenni a ritmi più scanzonati.
L'indubbia efficacia del colpo d'occhio viene amplificata dalla quasi totale assenza di interfaccia video. Solo il grosso puntatore – chiaro segnale della distanza dal fastidioso pixel hunting – è sempre presente, mentre per l'inventario è stata studiata una soluzione a scomparsa che forse a volte sacrifica un po' di comodità pur di lasciare quanto più spesso possibile il campo libero alle immagini. Seguendo questa stessa linea stilistica votata alla chiarezza l'interazione con gli elementi dello scenario e dell'inventario è delegata a un semplice click o spostamento sul punto di azione.
Anche i puzzle inoltre sono risolvibili facendo unicamente ricorso alla logica senza la necessità di allestire fantasiose combinazioni di oggetti. Il rovescio della medaglia di questo inatteso approccio lineare all'enigma è una certa semplicità per chi si fosse fatto le ossa sui libri di testo pirateschi. Nelle circa tre ore impiegate per portare a compimento le due porzioni della storia di Vella e Shay – un po' pochino, sì, ma l'atto secondo arriverà come update gratuito – solo una volta ci è capitato di inciampare in un enigma , e in questo caso la possibilità di saltare tra i due protagonisti ci ha permesso di far rifiatare le meningi per qualche minuto così da risolvere l'inghippo al nostro ritorno, scovando la soluzione che come sempre avviene in questi casi si nascondeva in piena vista sotto il nostro naso.
Avventura estremamente moderna per contenuti e lo stile inconfondibile del suo creatore, Broken Age è un titolo che riesce a scaldare il cuore degli appassionati di lungo corso di punta & clicca ponendosi come una diretta evoluzione dello stile LucasArts. La mano più che abile di Tim Schafer si avverte nella costellazione di personaggi e nella vivacità dei dialoghi che impreziosiscono un'esperienza forse un po' breve, ma di sicuro densa di significato.
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